Michelangelo Buonarroti sosteneva che “il piede umano è un’opera d’arte e un capolavoro d’ingegneria”. Da questa illuminante considerazione discende che dei piedi occorre prendersi cura. A maggior ragione se, oltre ad usarli nella quotidianità per camminare, li mettiamo alla prova su terreni accidentati o sconnessi, come quelli che spesso ci capita di incontrare sulla nostra strada se siamo, come capita ad un numero sempre crescente di italiani, appassionati di trekking.
Da qui, quella che potremmo definire come la regola aurea del buon trekker: ovvero prendersi cura dei propri piedi prima, durante e dopo l’escursione. Teniamo presente, infatti, che oltre a camminare, i piedi ci permettono di mantenere la posizione eretta e di distribuire in modo equilibrato il nostro peso corporeo sul terreno.
A chi non è mai capitato di fare i conti con una vescica ai piedi nel corso di una camminata in montagna? Crediamo che la risposta sia abbastanza scontata, perché chi ha esperienza di trekking sa che quella della vescica è una variabile da tenere sempre in debito conto.

Cos’è una vescica e come si forma durante le escursioni in montagna?

È un accumulo di plasma e altri fluidi corporei tra gli strati dell’epidermide o tra questa e il derma. La causa principale della formazione di una vescica è sicuramente l’eccessivo sfregamento, che causa l’accumulo di fluido in una sacca o bolla di siero. In realtà, si tratta di una sorta di stratagemma che la pelle usa come autodifesa: la bolla ha lo scopo di proteggere gli strati più profondi della pelle da germi e batteri. La casistica è variegata, ma solitamente le vesciche si formano con maggiore facilità se le nostre scarpe o scarponi sono troppo larghi, se il piede sfrega contro una cucitura interna alle calzature, se le calze formano delle pieghe tra scarpa/scarpone e pelle.
Caldo, sudore e, in definitiva, piedi bagnati aumentano esponenzialmente il rischio di insorgenza delle vesciche.

L’importanza delle scarpe

Una buona scarpa da montagna deve avvolgere bene il piede, in modo da tenerlo fermo. Inoltre, dev’essere traspirante, comoda e “precisa”. La suola deve essere più o meno morbida a seconda che si cammini su sentiero o sulla neve. Per le uscite in giornata, su sentieri medio-facili e con uno zaino leggero sulle spalle, meglio scegliere una scarpa bassa (es. trail running), mentre se stiamo per iniziare un trekking di più giorni conviene utilizzare una calzatura più strutturata, che copra almeno il malleolo. Non tutti sanno quanto sia importante anche il modo in cui la scarpa viene allacciata: in salita è preferibile lasciare leggermente laschi i lacci sul collo del piede (così il piede potrà piegarsi con maggiore disinvoltura in avanti), in discesa, al contrario, conviene stringere bene i lacci per proteggere unghie e caviglie.

Scarpe da trekking

Le calze tecniche servono davvero?

Sono assolutamente fondamentali. Meglio evitare le calze in cotone, così come i vecchi calzettoni “della nonna”: le prime sono troppo leggere, i secondi poco traspiranti. Le calze da trekking sono realizzate con materiali sintetici (abbastanza leggeri, ma resistenti e traspiranti) e presentano rinforzi in corrispondenza dei punti di maggior attrito, cioè punta e tallone. Peraltro, lo spessore della calza dev’essere rapportato alle condizioni climatiche e/o stagionali. Per la calza vale esattamente quanto detto a proposito della scarpa: non deve mai essere troppo grande, onde evitare che il piede possa “avere gioco” all’interno della stessa, favorendo così la formazione di vesciche e abrasioni.

Patch e cerotti

Cerotti di nuova generazione e patch colloidali possono essere un buon rimedio temporaneo per darci sollievo se le vesciche si manifestano nel bel mezzo delle nostre escursioni in montagna.
Se nonostante le precauzioni prese ci capita di avvertire un po’ di sfregamento, beh, meglio non perdere tempo. Conviene fermarsi e applicare immediatamente un cerotto anti-vescica sulla parte interessata. Prevenire è sempre meglio che curare, anche perché la caratteristica delle vesciche è quella di formarsi in tempi molto rapidi e di togliere il disturbo solo dopo diversi giorni. Il che sui percorsi medio-lunghi può essere un bel problema.
Se il problema si manifesta di frequente però dobbiamo considerare che il problema potrebbe essere nelle scarpe. Anche per queste prendiamone in considerazione un modello specifico, come quelli presenti nelle linee di abbigliamento da trail running di Rossignol.

Perché è meglio non bucare le vesciche?

Anche se i rimedi della nonna hanno sempre un certo fascino, con le vesciche è meglio non scherzare. Se al ritorno dalle nostre escursioni in montagna ci accorgiamo di averne e vediamo che sono intatte, è meglio non fare nulla e lasciare che facciano il loro corso naturale. Prima di tutto perché danneggiandole si interrompe il processo di guarigione “progettato” dal nostro corpo. Poi perché, pur cercando di prendere tutte le precauzioni possibili, le condizioni in cui bucheremo le nostre vesciche non saranno di sicuro le stesse di una sala operatoria o uno studio medico, e potrebbero favorire l’insorgere di infezioni fastidiose o pericolose. Detto questo, ecco alcuni consigli per prevenire o rimediare alle vesciche senza lanciarci in rischiose operazioni fai da te.

Qualche consiglio per prevenire le vesciche durante le escursioni in montagna

Mantenere il piede quanto più possibile asciutto. In montagna può capitare di dover guadare un piccolo torrente, o di camminare su terreno intriso d’acqua, ma anche più banalmente di fare i conti con il sudore fisiologico del piede. Tutte situazioni che possono costringerci ad avere le estremità inferiori umide o addirittura bagnate per diverse ore. Tutte situazioni che rappresentano una fonte di stress per la pelle, con il rischio che si formino batteri, cattivi odori o slittamenti indesiderati del piede all’interno della calzatura che indossiamo. Di conseguenza, sempre meglio portare nello zaino almeno un paio di calze di ricambio e un asciugamano da utilizzare all’occorrenza. Questi due piccoli accorgimenti sono tanto più importanti se si affronta un cammino di diversi giorni.
La “cura” dell’acqua fredda. Quando possibile, dopo aver “scarpinato” per molte ore di seguito è consigliabile togliere scarpe/scarponi e calze per immergere i piedi in acqua molto fredda, tipicamente quella di ruscelli e torrenti. Questa attività, da fare per esempio una volta arrivati in rifugio, favorisce infatti la vasocostrizione e velocizza la circolazione del sangue, limitando gonfiore e infiammazioni. Oltre a creare un effetto rigenerante per muscolatura e articolazioni. Una volta asciugato il piede, massaggiarlo per alcuni minuti, magari utilizzando una crema rinfrescante e idratante.